Protesi d'anca

cos'è?​

L’anca è una delle articolazioni più grandi del corpo, di tipo “a sfera e incavo”: la sfera è la testa del femore, l’incavo (acetabolo) fa parte del bacino. Quando l’articolazione è danneggiata in modo irreversibile — più comunemente da artrosi (coxartrosi), ma anche da necrosi della testa del femore, artrite reumatoide o esiti di patologie dello sviluppo — si può intervenire con la protesi totale d’anca, sostituendo entrambe le componenti con un impianto artificiale.

Non esistono limiti assoluti di età per questo intervento: la decisione si basa sul livello di dolore e disabilità del paziente, non sull’età anagrafica.

Quando è indicata: sintomi e criteri di selezione

Un aspetto spesso poco conosciuto riguarda la localizzazione del dolore: nell’artrosi d’anca, il dolore si avverte più comunemente all’inguine, e può irradiarsi alla coscia, al gluteo e talvolta fino al ginocchio — non necessariamente sul fianco, come ci si potrebbe aspettare. Altri segnali tipici includono:

  • Dolore che limita le attività quotidiane: camminare, piegarsi, salire le scale, vestirsi
  • Dolore che persiste anche a riposo, di giorno o di notte
  • Rigidità che limita il movimento dell’anca
  • Sensazione di blocco o rumore di sfregamento durante il movimento
  • Zoppia progressiva

Come per il ginocchio, si arriva a valutare l’intervento chirurgico solo quando farmaci, fisioterapia e ausili per camminare non offrono più un sollievo adeguato.

Come si svolge l'intervento

La testa del femore danneggiata viene rimossa e sostituita con uno stelo metallico inserito nel canale femorale. A seconda della qualità e della resistenza ossea del paziente, lo stelo può essere fissato con cemento chirurgico oppure incastrato (“press-fit”), lasciando che sia l’osso stesso a integrarlo nel tempo. Sulla parte superiore dello stelo viene posizionata una testina (in metallo o ceramica), mentre l’acetabolo danneggiato viene sostituito con una coppa metallica; un inserto tra le due componenti ricrea la superficie di scorrimento.

Una precisazione frequente: l'allungamento dell'arto

Un dettaglio che genera spesso dubbi nei pazienti riguarda l’eventuale allungamento dell’arto operato. L’obiettivo del chirurgo non è solo posizionare correttamente la protesi, ma garantire la stabilità dell’anca e la corretta tensione della muscolatura circostante. Per raggiungere questo equilibrio, l’arto operato può risultare leggermente più lungo — di norma entro circa un centimetro. Non si tratta di un errore né di una complicanza, ma di una scelta chirurgica consapevole, finalizzata a ridurre il rischio di instabilità e lussazione dell’anca. Quando la differenza risulta percepibile, un semplice rialzo nella scarpa è generalmente sufficiente a compensarla.

Il recupero e i rischi

Il recupero inizia subito e, giorno dopo giorno, compatibilmente con le proprie condizioni generali, sarà possibile riprendere gradualmente a muoversi in autonomia: alzarsi dal letto, camminare e salire e scendere le scale, fino a tornare progressivamente alle normali attività quotidiane.

Nelle prime sei settimane vengono generalmente indicate alcune precauzioni posturali, variabili in base alla via di accesso chirurgica utilizzata, volte a proteggere l’anca durante la fase di stabilizzazione dei tessuti. La maggior parte dei pazienti cammina senza ausili entro tre-quattro settimane e riprende le attività quotidiane leggere entro circa sei settimane; il recupero completo di forza e resistenza può richiedere alcuni mesi.

Il tasso di complicanze è complessivamente basso: le complicanze serie, come l’infezione articolare, si verificano in meno del 2% dei pazienti. Il rischio più caratteristico di questo intervento è la lussazione (l’uscita della testina dalla sua sede), più probabile nei primi mesi dopo l’intervento e generalmente risolvibile senza necessità di un nuovo intervento chirurgico. Altri rischi, come trombosi venosa profonda o infezioni, vengono attivamente prevenuti con terapia anticoagulante, calze compressive e mobilizzazione precoce.

Le protesi d’anca moderne rappresentano uno degli interventi di maggior successo in tutta la medicina, con una durata media dell’impianto di 20 anni o più.

Chiusura estiva

Lo Studio del Dott. Giorgio Garau resterà chiuso dall’10 al 23 agosto.

Riprenderemo le normali attività il 24 agosto.
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